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Istruzioni per l’uso: un corretto stile di vita.

Quando nasciamo siamo in grado di respirare, di cercare il nutrimento al seno e cominciare ad interagire con ciò che ci circonda (senza che nessuno ce l’abbia spiegato).

Nel corso della vita la maggior parte delle cose che sappiamo sia a livello intellettivo che pratico le impariamo “estraendo” le informazioni dall’ambiente, da quello che ci capita tutti i giorni.

E così via superiamo l’adolescenza per divenire adulti con un carico di esperienze e di vissuti di solito abbastanza “grande” da consentirci di affrontare ogni giorno la quotidianità senza troppa ansia né frustrazione…emozioni che invece conosciamo bene quando da adulti, con la scorza un po’ più grossa di quando eravamo bimbi, ci capita di dover affrontare qualcosa di nuovo da imparare che ci mette in difficoltà e ci fa sentire impacciati.

Ed è proprio il bisogno di costruire solide certezze, sicurezze psicologiche su cui poterci “sedere” comodamente che ci pone maggiormente in conflitto quando si profila la necessità di un cambiamento.

Il cambiamento di cui vi scrivo oggi è uno di quelli che sovente richiedo ai miei pazienti quando vogliono risolvere radicalmente un problema sia fisico che psichico: il cambiamento dello stile di vita. Ciò riguarda le abitudini alimentari, il ciclo sonno-veglia, l’alterananza tra riposo e lavoro.

Ippocrate diceva: “se sei caduto malato, chiediti cosa hai fatto per diventarlo. Quando ci si ammala, bisogna cambiare la propria maniera di vivere, poiché non c’è guarigione senza sforzo mentale e spirituale”.

Nell’antica Grecia quando una persona si recava dal medico la prima cosa che prescriveva era il trasferimento in ospedale. L’ospedale di solito era altrove, su un’isola; era dotato di teatri, palestre all’aperto, saune, labirinti…si riteneva infatti che fosse la quotidianità ad ammalare le persone, i discorsi che si facevano tutti i giorni, le cose che si mangiavano tutti i giorni. Si portavano i pazienti su un’isola lontana, li si faceva assistere a tragedie e a commedie (per farli piangere e per farli ridere), si cambiava loro la dieta, gli si faceva fare attività fisica ed esercizi depurativi (saune). La notte li si faceva camminare nei labirinti dove venivano liberati dei serpenti a cui veniva estratto il veleno: questo serviva per spaventarli e per stimolare le ghiandole surrenali a produrre adrenalina, un antidepressivo naturale, prodotto dal corpo.

A fine ‘800 i medici inglesi prescrivevano come “ricostituente” la settimana di vacanza nella brughiera per respirare l’aria buona e per camminare in mezzo al verde.

Oggi siamo letteralmente immersi in un mondo dove vivere poco rispetta la nostra condizione umana: l’alternanza tra lavoro-riposo è poco definita e spesso sbilanciata a favore del lavoro, in particolare del lavoro mentale; il riposo è di conseguenza insufficiente e di pessima qualità. L’alimentazione è molto basata su principi edonistici: mangio ciò che mi piace perché sono stressato. Così facendo ci si ammala lentamente, subdolamente e totalmente, a tutti i livelli (psichico e mentale).

Il corpo perde lentamente la capacità di reagire perché si assuefà ad una stimolazione costante appena sopra soglia di diversi tipi di fattori stressogeni: chimici, sonori, psichici, fisici. Il risultato è che il sistema immunitario rimane iper-attivato e lentamente apre la porta a patologie infime che vanno dalle allergie fino alla sclerosi multipla.

Per interrompere questo paradigma uno dei primi passi da compiere è cambiare l’alimentazione. Mangiamo tutti i giorni e se intendiamo il cibo come un farmaco possiamo curarci lentamente e profondamente ottenendo un cambiamento radicale del nostro stato di salute, quale che sia la nostra età.

 

Dott. Andrea Botteon -Osteopata D.O. MROI – Perfezionato in Medicina Tradizionale Cinese

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