Fitness pro aging

L’evoluzione dei centri fitness negli ultimi 30 anni viene spesso riassunta così:
Primi anni 70 nascita dei centri specializzati in body building che avevano una
penetrazione del 2%/3% della popolazione;
Anni 80/90 dal body building si passa al fitness coinvolgendo il 7% circa della popolazione;
Anni 2000 il fitness si evolve in attività orientate alla salute e al benessere della persona
con l’obiettivo di raggiungere il 30% della popolazione.

Chi più chi meno, tutti i centri fitness hanno seguito questa evoluzione, dalla scultura del
corpo all’allenamento dinamico, all’ attenzione per il benessere del cliente
Gym and Fitness. Smiling people.Questo passaggio ha reso attrattivi i centri a nuovi clienti e a nuove fasce di popolazione .
Oggi le attività che vengono proposte sono studiate per rispondere alle richieste di attività fisica dal neonato all’ anziano.
Gli obiettivi legati all’ attività fisica si sono arricchiti e sono oggi sempre più ambiziosi arrivando a comprendere nuovi orizzonti quali salute, rieducazione, riabilitazione, mobilità .

Ma quale mercato ci troviamo ad affrontare nel presente e cosa ci dobbiamo aspettare per
il futuro?

Qualche dato ci aiuta:
• la popolazione degli ultra 65enni (i nonni) supera già oggi di oltre mezzo milione
quella con meno di 20 anni (i nipoti), stime accreditate mostrano come tra vent’anni
il divario potrebbe superare i 6 milioni;
• poco prima del 2030, ci sarà anche il sorpasso numerico della popolazione ultraottantenne
(i bisnonni) su quella con meno di dieci anni (i pronipoti);
• verso il 2051 la popolazione con meno di 65 anni dovrebbe diminuire di 6 milioni e
mezzo, mentre quella con almeno 65 anni aumenterebbe di poco più di 8 milioni e,
al suo interno, gli ultra 90enni sarebbero destinati a crescere di 1,7 milioni di unità.

activeagingspagnaNel 2013 il 20% degli iscritti nei club aveva più di 60 anni
Come centri wellness occuparsi degli anziani significa orientarsi al futuro e aprirsi
ad un’ottima opportunità di business perché, come abbiamo visto, gli ultra sessantenni
rappresentano un target in forte crescita in tutto il vecchio continente, ed in Italia ancora di più.

E’ chiaro che le diffuse immagini di vecchietti passivi, inetti, depressi, ammalati, che
vivono gli ultimi anni “parcheggiati” in ospizi o esclusivamente dediti ai nipoti, ,…
non descrivono più in modo esaustivo e sufficiente la realtà attuale.
Che significato ha oggi il termine vecchiaia? a che età si diventa vecchi? l’invecchiamento
è uno stato o un processo? come vive l’anziano?
E in prospettiva cos’è l’invecchiamento attivo? Quali azioni sono necessarie per incentivare
un invecchiamento attivo?
E’ necessaria una riflessione sull’active ageing ed il Welltiness che parta e prenda
spunto dagli anziani di oggi e di domani perché il tema dell’invecchiamento riguarda
l’intero arco della vita.

bigstock_Senior_Woman_RCosì le classi di età lasciano il posto alle generazioni ed ai percorsi di vita, l’età anagrafica viene sostituita dall’età biologica e percepita, la vecchiaia passiva diventa “Active Ageing” cioè invecchiamento attivo che si può tradurre in vitalità – vigore – forza – flessibilità, in breve uno stato di benessere generale che migliori la qualità
della vita.
Ce lo confermano tutte le ricerche scientifiche, svolgere un’adeguata attività fisica non solo mantiene i muscoli allenati, in grado di sorreggere il corpo e consentire agli anziani di muoversi con facilità e senza dolore, ma anche fortifica le ossa, il sistema immunitario diventa più forte e aiuta a controllare glicemia, pressione arteriosa
e colesterolo, riducendo il massiccio ricorso a terapie che controllano questi parametri, come invece si osserva troppo spesso nella popolazione anziana e sedentaria.

Gli anziani che fanno attività fisica regolarmente 3 ore a settimana hanno un livello
di benessere generale superiore, ossia si sentono più felici e più in salute. Ed ancora,
sono più soddisfatti della propria qualità di vita. Sono più ottimisti e, persino,
molto orientati al futuro, in confronto ai giovani che, per varie ragioni, sono prevalentemente
present oriented.
I nuovi senior, condividono, dunque, il profondo cambiamento socioculturale verso
un’era all’insegna, anche per loro, di benessere generale di partecipazione, di networking,
del desiderio di essere protagonisti della propria esistenza.
La presa di coscienza di questo cambiamento non significa che dobbiamo trasformare
i nostri centri fitness in un ricovero per anziani, ma che dobbiamo organizzarci
per accogliere la crescita di questo target di clienti, riposizionando la nostra offerta
con programmi specifici.
Programmi che spazino dall’alimentazione, per prevenire tutta una serie di patologie:
ipertensione, diabete, e patologie cardiovascolari, all’equilibrio alimentare che
può migliorare la qualità di vita, all’allenamento con programmi di potenziamento
muscolare e cardio orientati a migliorare mobilità, postura e vigore.
Quando si parla di anziani è scontato che il contatto con il mondo medico debba
essere costante e fondato sulla reciproca collaborazione.

anziana in palestraUn possibile sviluppo di questo rapporto dovrebbe prendere l’avvio da una standardizzazione
dei programmi di allenamento che potranno essere testati su gruppi di anziani sottoposti a verifiche costanti. L’ideale potrebbe essere tenere sotto osservazione gruppi omogenei per periodi medi di 12 /18 mesi e comparare i progressi rispetto a gruppi di anziani non trattati.
Esattamente come ogni studio scientifico, le metodologie di allenamento devono rientrare in un processo di replicabilità della procedura che è possibile solo se viene definito un metodo di lavoro e vengono raccolti dati puntuali dello studio stesso.
L’osservazione e l’evidenza scientifica ci darebbero credibilità agli occhi del mondo
medico e ci permetterebbero ancora una volta di competere sui benefici e sul valore
del nostro prodotto .
Se poi ci guardiamo attorno, scopriamo che all’estero, le riflessioni sul tema hanno
già portato a sviluppi interessanti.

Dall’apertura di catene di palestre dedicate all’allenamento dei “senior” (USA e UK),
all’interessante iniziativa della Federazione Fitness Svizzera che, forte di studi universitari
che documentano come una delle principali cause di infortunio e disabilità dell’anziano è la diminuzione della massa muscolare, ha creato protocolli di allenamenti coi pesi destinati proprio a questo target. Lo spunto svizzero è andato anche oltre. Il protocollo si è trasformato in un volume distribuito in palestre e librerie e pubblicizzato tramite conferenze sul territorio e in televisione, elevando così la cultura della salute e sdoganando il concetto che, anche oltre i quarant’anni, l’attività fitness non deve limitarsi a qualche esercizio di mobilità articolare.
Allo stesso modo, nei paesi del nord dove le assicurazioni private coprono buona
parte delle spese sanitarie dei cittadini, sono loro stesse a farsi promotori del benessere,
garantendo rimborsi ai clienti che possono dimostrare una pratica sportiva o fitness continua e duratura. E sono sempre loro a organizzare eventi formativi e informativi a volte legati a aspetti più propriamente medici, volti a diffondere, nelle vecchie generazioni, i moderni concetti di salute e benessere, mantenuti anche grazie a una attività corretta e costante.
La conclusione evidente è che, la maggiore consapevolezza e informazione, il desiderio di mantenersi in salute e forma sempre più a lungo, la maggiore attenzione verso aspetti quali l’alimentazione e corretto stile di vita …legati all’invecchiamento della popolazione e alla sempre maggior capacità di spesa degli over 60 (ma molti hanno ormai spostato la soglia a 50), fanno si che questo segmento stia rivelando un potenziale di sviluppo sempre più interessante.

logo UPDott.ssa Antonella Rolli
Partner UP Soluzioni di Sviluppo

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