Dopo il terremoto, il settore del fitness deve fare quadrato (1. parte)

Un interessante articolo di Roberto Coda Zabetta,  sulla situazione del settore fitness dopo i tragici accadimenti del “dopo” terremoto Emilia e Lombardia. Un racconto realistico, camminando per le strade, visitando i luoghi feriti, in mezzo alla gente.  L’articolo è stato pubblicato integralmente sulla rivista  Fitness Trend e Il Nuovo Club

“Il sisma dello scorso 29 maggio ha devastato interi paesi dell’Emilia e della Lombardia e le palestre, ovviamente, non sono state risparmiate”.

Il sisma dello scorso 29 maggio ha devastato interi paesi dell’Emilia e della Lombardia e le palestre, ovviamente, non sono state risparmiate. È il momento, ora più che mai, di comportarsi da vera categoria, di non girarsi dall’altra parte
Immaginate di essere davanti alla palestra, la vostra palestra, quella palestra che vi è costata sacrifici e discussioni. Avevate litigato con il mondo intero, con l’idraulico perché vi aveva montato una caldaia non adatta per le esigenze di una struttura del genere, con vostra moglie perché riteneva eccessiva la spesa che avreste sostenuto (eccessiva a prescindere). Avevate impegnato giorni e notti per finire quel pavimento che avete poi cambiato ben tre volte. Avevate impiegato tre giorni per installare le macchine che avevate sempre sognato per la vostra palestra e quando tutto era ultimato vi eravate seduti, da soli, a guardare la vostra sala fitness e avete pianto dalla felicità perché il sogno si era realizzato.

Bene: ora la palestra non c’è più. Anzi peggio, c’è, ma è come se non ci fosse. Anche la vostra casa c’è ancora, ma è come se non ci fosse. Non c’è più niente, non c’è nemmeno più quella ringhiera alla quale attaccavate il lucchetto della bicicletta quando prendevate la corriera da ragazzo per andare a scuola. 
Non è un incubo, è la nuda e cruda realtà. È ciò che accade ogni volta che un terremoto, in pochi ma eterni minuti, distrugge i muri che per anni sono stati la vostra sicurezza e “costruisce” un enorme vuoto dentro che vi toglie il respiro, che vi fa sentire piccoli, piccolissimi. Questa è la crudeltà del destino. «Ho capito solo adesso cosa si prova…» dicono quasi tutti a Mirandola, a Concordia o negli altri paesi devastati. La devastazione non è totale ed è ancor più cattiva perché lascia molte cose su, ma le svuota all’interno. Vi spiego entrando un po’ nel dettaglio tecnico: nella maggior parte dei casi i muri si muovono, si spostano i pilastri portanti e ciò che crolla è il tetto. La “scatola” rimane, vi prende in giro, vi sfotte perché da fuori sembra quasi tutto come prima, ma dentro non c’è più niente e tutto, proprio tutto, è schiacciato, distrutto. Il colore è lo stesso del cantiere risalente a quando stavate eseguendo i lavori di muratura, ma tutto è finito in un enorme e fortissimo frullatore. 
C’è poi quello che ti resta dentro e non ti fa più dormire sereno perché sai che potrebbe tornare. Ora che lo conosci sai che è veramente bastardo! Ti toglie la fiducia, ti toglie il futuro della comunità, ti toglie la speranza di poter far crescere i tuoi figli dove sono cresciuti i tuoi genitori.

Le strade sono il paese

Tutte le attività si svolgono per strada, tutti vivono per strada. Il centro storico è chiuso perché molte case sono pericolanti, tutte le attività commerciali sono state spostate. Ecco il container dell’edicola, ecco quello della farmacia. La banca, l’ufficio postale, ma anche il negozio di cicli sono tutti per strada. Di necessità spesso si fa virtù e quindi si continua a lavorare, ma non all’interno degli uffici e degli stabilimenti. Le stesse aziende hanno creato delle aree esterne coperte con delle tensostrutture per poter dare la possibilità ai dipendenti di lavorare. Mentre si lavora all’esterno e si ricrea la normalità del “tutti i giorni”, all’interno delle strutture si demolisce per ricostruire e tutti sono concentrati a far ancor di più di quanto non avessero fatto fino ad ora (e non è passato neanche un mese!).
Anche i club cercano di riaprire e chi non può dentro lo fa fuori, improvvisando una palestra di altri tempi. La burocrazia ovviamente non dà una mano. Non lo fa apposta anche perché tutti si conoscono e nessuno è uscito indenne dal disastro, ma il rischio è troppo alto e nessun funzionario pubblico è disposto a finire impallinato. Come si fa a concedere dei permessi in questo momento? Se venisse un’altra scossa come quelle del 29 maggio? Se qualcuno ci rimanesse sotto? Le discussioni sono quindi infinite e anche il parcheggio esterno diventa una potenziale area per spostare la palestra, ma quante litigate con vigili e Comune!

Quale futuro per il settore?

Torniamo però al nostro settore e cerchiamo di capire ciò che potrà accadere nel prossimo futuro.

Il fitness, come sapete bene, nel nostro Paese è visto come un settore accessorio e persino noi che ci lavoriamo da anni non possiamo capire quanto sia difficile ripartire nelle condizioni post-terremoto.
Per ciò che riguarda i locali, il dilemma è se devono essere “messi” a norma o se devono essere abbattuti? Se devono essere messi a norma, è necessario avere i soldi per poterlo fare o riuscire a trovarli, ma soprattutto fare in fretta. Non si può aspettare troppo perché l’inverno e la nuova stagione sono comunque vicini e si spera che i “potenziali clienti”, ma soprattutto gli abbonati, prima o poi torneranno. I lavori sono tanti poiché di colpo la zona colpita è entrata nell’elenco delle zone sismiche italiane. Ora il rischio è acclarato e, come al solito, si esagera al contrario. Tutto, ma proprio tutto, dovrà essere a prova di terremoto, dalle tegole che dovranno essere collegate tra loro, ai tetti che dovranno essere ricostruiti a norma, alle stesse strutture di arredo che dovranno essere “controventate” per evitare potenziali crolli.
Diversa è la situazione per chi ha la struttura inagibile e quindi da abbattere che si chiede dove potrà trovare un’altra struttura simile.

I piccoli capannoni e i locali commerciali adatti all’uso che sono rimasti in piedi e sono agibili in poco tempo sono diventati preziosi come l’oro e, come è ovvio che sia, in molti vorrebbero accaparrarseli. Poi ci sono i costi di progettazione, i nuovi investimenti da sostenere in impianti e non ultimo le macchine da riacquistare: come si può fare tutto questo senza un aiuto esterno?    … (continua)

Roberto Coda Zabetta

 

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Una risposta

  1. Alex ha detto:

    Faccio prima una riflessione più in generale: se lo sport, ed in questo il fitness è una delle attività principe, non viene visto come prevenzione a livello di salute, e per tanto una minore incidenza sulla sanità, ma come una pura attività ricreativa-estetica, non possiamo aspettarci niente dallo Stato se non una maggiore tassazione (vedi iva) o maggior vincoli(vedi defibrillatore e certificati medici).
    Credo che l’unico aiuto da dare ai ns. colleghi ed amici dell’Emilia è la ns. solidarietà in termini economici e di supporto. Io sono pronto a qualsiasi iniziativa mirata per dare una mano alle palestre che hanno subito un danno dal terremoto.
    Un saluto Alex.

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