Programma di allenamento dopo protesi d’anca

A quattro mesi dall’intervento di protesi d’anca, terminata la fase riabilitativa, un programma di allenamento con esercizi isotonici, funzionali, propriocettivi e di flessibilità migliora gli esiti e facilita la ripresa delle attività quotidiane e sportive. (dal Tabloid di Ortopedia)

Nell’ultimo decennio l’incidenza di sostituzione totale dell’anca, è aumentata non solo nei pazienti anziani ma anche nei più giovani (< 65anni) (1). L’intervento mira a ridurre il dolore, migliorare la funzionalità e la qualità della vita nei pazienti colpiti da disturbi e dolori cronici all’articolazione. L’osteoartrite sintomatica è la patologia con maggior incidenza d’intervento chirurgico. A oggi infatti circa il 90% di questi pazienti viene sottoposto a intervento di chirurgia protesica; a causa dell’invecchiamento della popolazione e dell’obesità la percentuale è in costante aumento (2). Altre condizioni che possono portare alla protesi sono le fratture, le displasie, le necrosi e le artriti reumatoidi (3). L’evoluzione delle tecniche utilizzate e degli impianti ha permesso di migliorare gli esiti dell’intervento, riducendo i tempi di degenza e ottimizzando quelli dell’intervento riabilitativo (4). La via di accesso utilizzata incide sulla pianificazione del programma riabilitativo e rieducativo (5). Le più diffuse sono la postero laterale e l’anteriore diretta. Gli esiti sono soddisfacenti e significativi a lungo termine ma è anche noto, dagli studi presenti in letteratura, che in molti casi non vi è un recupero totale della performance funzionale. Possono presentarsi deficit in termini di forza, mobilità ed equilibrio, ancora dopo un anno successivo l’intervento, influenzando lo svolgere delle attività quotidiane. Uno studio del 2014 (6), che ha coinvolto un campione elevato di pazienti, ha indagato la percentuale di partecipanti che hanno ripreso l’attività sportiva praticata prima dell’intervento. I risultati hanno evidenziato che la maggior parte dei partecipanti ha ricominciato l’attività ma il 26% ha fallito l’obiettivo. Fattori determinanti sono stati la paura, l’ansia, il dolore articolare, l’incapacità di eseguire il movimento, l’intensità dello sport e l’età. Per ottimizzare gli esiti chirurgici e garantire il ritorno all’attività quotidiana e sportiva, l’esercizio terapeutico e la presa in carico del paziente nella sua globalità risultano essenziali sia nella fase pre-operatoria che durante tutto il percorso di cura post intervento. Nella fase pre-intervento (pre-abilitazione) gli obiettivi sono contenere le algie articolari, incrementare o mantenere la forza muscolare e le capacità funzionali del soggetto. Nella fase post-riabilitazione si mira a ripristinare e incrementare la funzionalità motoria e le capacità condizionali svolgendo un protocollo di esercizi specifico.

Il programma dopo la riabilitazione

La letteratura più recente evidenzia che l’attività fisica e l’esercizio adattato supervisionati, se praticati con regolarità, hanno effetti positivi a lungo termine nell’intervento di rieducazione motoria di soggetti con protesi totale d’anca (7). Gli studi indicano che per prevenire o ridurre le algie e le limitazioni di mobilità articolare, è possibile iniziare un programma personalizzato di attività motoria adattata da circa quattro mesi successivi all’intervento, al termine della riabilitazione.

Il percorso riabilitativo, dopo la diminuzione del dolore, è finalizzato a educare il paziente ai nuovi gradi di mobilità, portandolo a essere consapevole di come svolgere i compiti motori in sicurezza; contemporaneamente si occupa del precoce recupero del grado articolare, del tono muscolare e del recupero della  stazione eretta in carico, ripristinando una corretta dinamica del passo. Allo stesso modo, i protocolli di attività motoria adattata, successivi alla fase riabilitativa, devono essere personalizzati e concordati con l’equipe medico-riabilitativa al fine di divenire parte integrante del percorso di cura del paziente. La corretta esecuzione del programma di attività motoria adattata consente di stabilizzare i risultati acquisiti attraverso la riabilitazione (5). Le tipologie di allenamento maggiormente proposte in letteratura sono di tipo aerobico, per ridurre l’affaticabilità e contro resistenza, con esercizi isometrici, isotonici e controgravitari per aumentare il volume muscolare. Altre componenti sono le esercitazioni mirate all’incremento delle capacità propriocettive, coordinative e funzionali, determinanti per il recupero della performance motoria (6). Nel 2007 la Hip Society e l’American Association for Hip and Knee Surgeons, attraverso un sondaggio, hanno valutato e consigliato il ritorno a varie tipologie di esercizio e attività sportive praticabili dai tre ai sei mesi dopo intervento di artroplastica. La compliance dei partecipanti e la progressione dell’intensità dei carichi sono risultate fondamentali per ottenere risultati eccellenti, duraturi e continui nel tempo (8).

ESERCIZIO FISICO ADATTATO POST-INTERVENTO DI PROTESI D’ANCA: IL PROGRAMMA DI ALLENAMENTO

A partire dal quarto mese successivo all’intervento e dopo aver terminato il percorso riabilitativo, la frequenza settimanale di allenamento suggerita dalla letteratura è di 2/4 sedute. La persona non deve presentare limitazioni di Rom e/o sensazioni dolorifiche.
Le dosi devono essere adattate alle capacità contingenti e vanno incrementate quando la persona ben tollera il carico di lavoro, senza evidenziare effetti avversi. È auspicabile individualizzare il lavoro sulla base dell’accesso chirurgico, dello stato di condizionamento pre e post intervento e degli obiettivi da perseguire, in accordo con il medico e l’equipe riabilitativa.

L’allenamento dovrebbe essere composto da: – esercizio aerobico a bassa intensità da svolgere su Cyclette, Treadmill o semplicemente camminando, per favorire il condizionamentosistemico;

– esercizi di rinforzo muscolare per il potenziamento della muscolatura peri-articolare e stabilizzatrice (estensori d’anca e abduttori, in minor misura i flessori);

– esercizi propriocettivi per il miglioramento e il recupero di stabilità, equilibrio e controllo dell’arto operato attraverso esercizi in condizioni di instabilità che conducono alla stimolazione e alla risposta dei riflessi corporei;

– esercizi funzionali per l’attivazione dei sistemi di coordinazione neuromuscolare per favorire il recupero delle attività della vita quotidiana;

– esercizi per la flessibilità eseguiti, nel rispetto dei limiti fisiologici, su flessori, estensori, extrarotatori e intrarotatori d’anca, per normalizzare la stiffness muscolare e delle strutture peri-articolari.

Il lavoro di rinforzo muscolare prevede dalle 2 alle 3 serie e dalle 6 alle 15 ripetizioni, sulla base dell’obiettivo da perseguire: 6 per l’aumento della forza muscolare, 8/10 per l’ipertrofia e 10/15 per l’aumento della resistenza muscolare all’esercizio.

Frequenza
Le persone che nella fase pre-operatoria non praticavano nessuna tipologia di attività sportiva e quelle decondizionate, dovranno approcciarsi al protocollo effettuando 2 sedute settimanali di allenamento. Coloro che risultavano attivi nella fase pre-intervento, che abbiano effettuato attività motoria di mantenimento o attività sportive, potranno approcciarsi al protocollo partendo da 3 sedute.

Carico di lavoro
Aumentare il numero di ripetizioni o il carico di lavoro quando la persona tollera il volume senza accusare eccessiva fatica. Nella fase dedicata all’allenamento di rinforzo muscolare, le ripetizioni e il carico devono essere stabiliti sull’obiettivo che si vuole perseguire (forza, ipertrofia o resistenza).

Tempi di recupero
60 secondi o meno per la resistenza muscolare, 90 per l’ipertrofia, 120 e oltre per l’incremento della forza muscolare.

Accorgimenti
Nelle prime fasi, cyclette con altezza della sella tale da evitare flessioni d’anca superiori ai 90° e/o movimenti di compenso. Camminata su Treadmill, inizialmente a velocità che consenta una dinamica del passo fisiologica; comunque non superiore a 4 km/h, pendenza 0%.

Nelle tabelle sono descritte due sedute di allenamento da alternare nella settimana. Sono riportate fasi di lavoro, nome dell’esercizio, numero di serie e di ripetizioni e tempi di recupero.

Progressione
Recuperate le capacità condizionali di base sarà possibile modificare il programma. Come esempi di implementazione è possibile citare: esercitazioni in circuito, allenamento aerobico di tipo High Intensity Interval Training, allungamento delle catene di coordinazione neuromuscolare, come lo stretching globale attivo (9).
I programmi delle persone desiderose di riprendere l’attività sportiva dovranno comprendere anche esercitazioni sport specifiche, naturalmente adattate alla nuova situazione articolare.

1. Bozic KJ et al. Comparative epidemiology of revision arthroplasty: failed THA poses greater clinical and economic burdens than failed TKA. Clin Orthop Relat Res. 2015 Jun;473(6):2131-8. 2. Pivec R et al. Hip arthroplasty. Lancet. 2012 Nov 17;380(9855):1768-77. 3. Singh JA. Epidemiology of knee and hip arthroplasty: a systematic review. Open Orthop J. 2011 Mar 16;5:80-5. 4. Rajaee SS et al. Increasing burden of total hip arthroplasty revisions in patients between 45 and 64 years of age. J Bone Joint Surg Am. 2018 Mar 21;100(6):449-458. 5. Brueilly KE et al. Post-rehabilitation exercise considerations following hip arthroplasty. Strenght and Conditioning Journal. 2013, v.4 p.19-30. 6. Meira EP et al. Sports participation following total hip arthroplasty. Int J Sports Phys Ther. 2014 Nov;9(6):839-50. 7. Tsukagoshi R et al. Functional performance of female patients more than 6 months after total hip arthroplasty shows greater improvement with weight-bearing exercise than with non-weight-bearing exercise. Randomized controlled trial. Eur J Phys Rehabil Med. 2014 Dec;50(6):665-75. 8. Pozzi F et al. A six-week supervised exercise and educational intervention after total hip arthroplasty: a case series. Int J Sports Phys Ther. 2017 Apr;12(2):259-272. 9. Souchard P. Il metodo dello stretching globale attivo – SGA. 2018, Calzetti & Mariucci Editor

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