La palestra …fuori!

+14.7% Ultra maratone (La Repubblica 7/11/2016)

+10.000 (incremento) italiani hanno corso la maratona negli ultimi anni, il doppio in Francia, il triplo in Germania (Correre)

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6 milioni di runner in Italia (Brooks)

Turismo sportivo: Oltre 10m milioni di viaggi e oltre 60 milioni di pernottamenti in strutture ricettive italiane. Giro d’affari stimato in 6,3 mld di euro. 1,5 mld di euro la spesa dedicata in Italia agli sport acquatici come vela, canoa, diving ecc.. 1 italiano su 4 sceglie la meta delle proprie vacanze anche in virtù dell’offerta sportiva. Sono circa 27 milioni gli italiani che praticano sport (20 milioni di amatori, 6,5 milioni di dilettanti ed oltre 10 mila professionisti. (BTS 2016)

Questi sono alcuni dei tanti numeri di un mercato, ancora di nicchia, ma in forte crescita.

E se li ragioniamo in ottica di marketing, rappresentano l’espressione evidente di nuovi bisogni da parte del cliente.

L’aria aperta, la sfida, la sofferenza, la gara, sono concetti che in passato erano esclusiva di superatleti ed esploratori e ora sono diventati quasi normali.

Qualche anno fa ….. (Aldo, Giovanni e Giacomo) scrissero su La Stampa che i quarantenni in crisi di mezz’età sono passati dal farsi (o desiderare di farsi) la spider e/o l’amante, al correre le maratone.

Ora siamo andati oltre. Ultramaratone, 100km, e gare di 24 ore sono diventate un pilastro della corsa su strada; così come Skyrace (lunghe corse in quota, spesso con contenuti tecnici rilevanti), Trail (l’evoluzione allungata delle campestri) e  Ultratrail lo sono per le corse in ambiente.

Quest’estate, gozzovigliando al pasta party di una gara sulla Grigna, ho sentito un mio coetaneo dire: “i tempi sono proprio cambiati. Quando ero un ragazzo, l’allenatore mi teneva in pista e mi vietava di correre distanze sopra i 10.000. Lunedì scorso, in pausa caffè raccontavo di aver partecipato a un trail famoso, correndo la distanza dei 50 km… Al che il mio interlocutore ci ha pensato su e mi ha detto …ah …allora hai fatto “solo” la corta…”
E che dire degli ironman, delle vertical race, delle tante versioni di MTB, delle traversate (nuoto su percorsi medio-lunghi in acque libere), delle combinazioni di più sport…

Tutto si fa estremo e sfidante. Siamo alla ricerca di emozioni e sensazioni nuove e diverse.
Abbiamo quindi una nuova certezza:

  • masse sempre più rilevanti di popolazione vogliono mettersi alla prova, gareggiare e soffrire
  • in genere in ambiente naturale
  • spesso in compagnia di altre persone con cui condividono con le stesse passioni
  • allenandosi più seriamente di un tempo.

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Le gare estreme sono la punta di un iceberg che si chiama nuovi bisogni della clientela. Il trend generale è rilevato anche dalle statistiche americane relative ai trend del fitness ed è reso ancor più evidente dall’aumento vertiginoso degli iscritti alle gare di corsa non competitive ma anche dal fenomeno relativamente nuovo (se non abitate a Sant Moritz o a New York) del turismo sportivo intrepretato sempre meglio dalle capitali delle maratone e da località come Livigno e Canazei.

E non sto parlando di una nicchia riservata a pochi superuomini.
Frequentando l’ambiente da anni, ho potuto osservare l’evoluzione della specie. Se prima mi trovavo in gara assieme a quattro gatti – quasi sempre gli stessi e con tipologie fisiche molto definite (dalla “capra” delle gare in montagna al superman tiratissimo, depilatissimo e luccicante dei triathlon lunghi) – molto preparati e molti esperti di tutto quello che stavano per fare, ora si presentano alla start-line persone comuni.

È un nuovo mercato in cui importanti brand dell’abbigliamento e attrezzatura sportiva si sono buttati a capofitto, prime fra tutti la Salomon e Dynafit, ma anche le italiane La Sportiva, Castelli, etc.

…e il mondo fitness cosa sta facendo?

Snobba …commentando sarcasticamente un fenomeno di mercato di cui non sa cavalcare il potenziale.

Scappa …cercando di deviare clienti e potenziali interessati verso attività “tradizionali”.

Non capisce …evidenziando la povertà tecnica e culturale purtroppo abbastanza diffusa nel nostro mondo.

…ma non tutto è perduto…

Il crossfit, pur non coprendo tutte le aree indicate sopra (es: aria aperta), rappresenta comunque un ritorno dell’agonismo e della fatica all’interno delle palestre fitness.

Aumentano gli strumenti a disposizione dei trainer e dei club per gestire i clienti anche in remoto.

App Matrix Fitness

Ora esistono nuovi sistemi informativi con tabelle in cloud, fitness tracker, wearable devices, portali di integrazione e condivisione dati provenienti da tecnologie differenti, app sempre più semplici e potenti.

Cresce la sensibilità degli istruttori verso salute e alimentazione mirata in funzione dell’attività svolta.

Manca solo, tranne in poche isole felici, la capacità di prendere questi ingredienti, dargli una bella sheckerata e trasformare il tutto in un prodotto che oramai, non è più di nicchia.

Di questo se ne stanno accorgendo molti centri PT che, essendo per definizione piccoli, flessibili e molto spesso aperti da ragazzi giovani che hanno appena terminato il loro ciclo di studi, rappresentano il terreno ideale su cui sviluppare nuovi modelli di servizio. E se uniamo a questo la considerazione che l’apertura di questo tipo di formula (e delle low cost) è ciò che sta dando movimento al settore palestre degli ultimi 2 anni, possiamo concludere che o ci adeguiamo anche noi (centri fitness) o esponiamo il fianco a una concorrenza molto qualificata agli occhi del cliente e quindi pericolosa per il nostro business.

Alla fine, come già è successo per il mondo del funzionale, si tratta di un revival che dovrebbe solleticare l’ego dei nostri tecnici: il ritorno del preparatore atletico.
group workout matrix fitness

Solo che va vestito di nuovo. Bisogna abbandonare calcio e body building e studiare le nuove discipline. Provare e acquistare tecnologia. Imparare a vendersi. Scrivere protocolli di gestione ad-hoc per questa tipologia di clientela. Creare dei percorsi all’interno e all’esterno dei vostri centri, destinati a chi vuole fare agonismo. Differenziare i livelli di offerta in funzione della capacità di spesa dei vostri clienti.

In poche parole, fare un gran lavoro di svecchiamento che levi la ruggine delle abitudini e delle cose che VI piacciano e vadano incontro a questa moderna tipologia di clientela.

E fidatevi. Tutto quello che è nuovo e strano crea curiosità, emulazione e trascinamento.

Anni fa, un bravo PT lombardo mi disse che i suoi migliori clienti erano i “cummenda” quaranta-cinquantenni che volevano preparare la maratona o il l’Ironman.

Ora la fetta di mercato si è molto allargata. Tocca a voi entrarci.

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