La respirazione

Sulla respirazione credo che sia stato scritto di tutto.

Tutti i lettori più o meno hanno un’idea del percorso che fa l’aria dopo che è stata “respirata” dal nostro naso e anche della funzione svolta dall’ossigeno per le nostre cellule.

Tutti noi sappiamo che respirare “bisogna”. In realtà non è che bisogna solo respirare, tutte le funzioni nel nostro corpo sono interrelate in un continuum anatomico e funzionale che garantisce la vita e la capacità di adattamento.

Anche in culture distanti dalla nostra il polmone e la funzione respiratoria  rispondono alla medesima funzione: portare “energia” nel nostro corpo.

In Medicina Tradizionale Cinese il polmone è il “maestro del qi”, l’organo che porta in tutto il corpo il “qi”, l’energia, uno dei tre tesori che l’organismo deve custodire (avremo modo in altri articoli di parlare degli altri due).

Quindi l’aria, zheng qi, dopo che è stata preparata da altri organi (zang), il polmone si occupa di distribuirla in ogni dove. Questo è tanto vero quanto ancora oggi chi si occupa di “diagnosi pulsologica”, ossia di “visitare” il paziente interpretando il suo polso (il battere del sangue a livello dell’arteria radiale), lo fa proprio ponendo tre dita sul meridiano del polmone e questo gli consente di capire dove non c’è energia e dove ce n’è troppa.

Mi spingo oltre.

Il polmone in MTC è inteso anche come l’organo che si occupa della tristezza. E qui, curiosamente, l’oriente e l’occidente si incontrano, cominciano a vedere le cose con la medesima lente. Infatti non credo di stupirvi se vi parlo di diaframma bloccato.

Andiamo con ordine: il diaframma è il muscolo che consente ai polmoni di espandersi e di retrarsi e quindi di creare la differenza di pressione necessaria e sufficiente a creare un flusso d’aria in entrata e in uscita.

Ma non si occupa, il diaframma, solo di farci respirare normalmente, si occupa anche delle forme “paradosse” di respiro come il singhiozzo, il pianto, il riso.

E più noi tratteniamo un’emozione che dovrebbe farci piangere, più qualcosa che di emotivo dovrebbe scaricarsi sul somatico (sul corpo) attraverso un movimento (la contrazione del diaframma e dei muscoli milo-ioidei) viene trattenuto causando un blocco, una contrazione. Blocco e contrazione che dentro di sé hanno una valenza doppia: tanto fisica quanto emotiva.

E quindi “il respirare”, inteso in questo senso, diventa un punto d’incontro con la saggezza cinese che vedeva come nella disarmonia del polmone, il trattenimento di un’emozione particolare, la tristezza. Se la tristezza non veniva espressa o non veniva superata, loro dicevano entro due anni, essa diventava un “fattore patogeno”, qualcosa di cui ammalarsi.

Consigli?

Uno solo, molto prezioso: non trattenete emozioni in modo razionale (sembra una contraddizione…è una contraddizione!!!) perché lentamente, inesorabilmente, quest’abitudine scava dei tunnel dentro di noi fino a quando l’emozione “negata” diventa un sintomo sul corpo, dove non può più essere ignorata.

 

Dott. Andrea Botteon

Osteopata D.O. MRO I

Perfezionato in Medicina Tradizionale Cinese

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