COW or CHICKEN? LE SOCIETA’ SPORTIVE DI CHI SON FIGLIE? di Dott.ssa Alessandra Popa

Essere o non essere? Il dilemma è sempre lo stesso: società sportive o di capitali?
Tutti sappiamo che negli ultimi anni il tema dei contratti di lavoro, e la scelta della forma societaria più adatta nei centri sportivi, ha creato non pochi dubbi tra gli operatori del settore.
Costituire una associazione – o una società sportiva dilettantistica senza fini di lucro- usufruendo di molti vantaggi che la legge ha previsto per questa tipologia di enti sportivi, rischiando però di essere oggetto di verifiche da parte della guardia delle finanze o degli ispettori dell’inps? Oppure rinunciare a tutte le agevolazioni previste dalla legge, anche se l’attività che viene svolta è un’attività sportiva dilettantistica, e costituirsi in una delle classiche forme societarie (snc, srl, spa) pagando le tasse secondo il regime d’imposizione ordinario? Questo è il dilemma dell’imprenditore sportivo degli ultimi anni.
Dopo anni di verifiche e controlli, il Ministero del Lavoro viene in aiuto dei centri sportivi costituiti sotto forma di associazioni e società sportive dilettantistiche con la nota n. 4036 /2014, fornendo indicazioni operative ai propri ispettori. società sportive

Il Ministero del Lavoro ricorda l’art 7 del DL 136/2004 che assegna al Coni il compito di certificare “l’effettiva attività sportiva svolta dalle società e associazioni sportive dilettantistiche”. Il Coni deve trasmettere ogni anno l’elenco delle società e associazioni sportive dilettantistiche al Ministero delle Finanze e all’Agenzia delle Entrate. Da ciò possiamo senz’altro desumere che il Ministero del Lavoro riconosce il Coni come l’ente certificatore dello svolgimento dell’attività sportiva dilettantistica da parte delle associazioni e società sportive dilettantistiche.
La nota chiude con l’indicazione del Ministero del Lavoro di procedere in due direzioni: in primo luogo chiede ai propri ispettori di concentrare l’attività di controllo sulle diverse realtà imprenditoriali non riconosciute dal Coni, dalle Federazioni sportive nazionali o dagli Enti di promozione sportiva, e non iscritte nel registro delle società e associazioni sportive dilettantistiche.
In secondo luogo il Ministero ravvisa l’opportunità di farsi promotore d’intese con l’inps. Di conseguenza verranno promosse iniziative di carattere normativo volte ad una graduale introduzione di forme di tutela previdenziale a favore dei soggetti che – nell’ambito delle associazioni e società sportive dilettantistiche riconosciute dal Coni, dalle federazioni Sportive nazionali nonché dagli enti di promozione sportiva – svolgono attività sportive dilettantistiche nonché attività amministrativo-gestionale non professionale ex. art. 67 comma 1, lett. m), ultimo periodo del Tuir.
Sempre in questa direzione una recentissima pronuncia del tribunale di Venezia, n. 536 del 18/8/2014 ha riconosciuto la legittimità dei compensi percepiti dagli istruttori di nuoto e fitness ai sensi dell’art. 67 comma 1 lettera m) del Tuir.
Cosa fare a questo punto?
La materia è estremamente vasta in continua evoluzione. Gli elementi da tenere in considerazione, per prendere la decisione “meno sbagliata”, sono tanti. Data la complessità del quadro normativo e le differenti possibilità interpretative, solo una accurata analisi della situazione specifica, effettuata insieme ad un professionista specializzato, permetterà di scegliere la soluzione migliore.

A cura di
Dott.ssa Alessandra Popa
Revisore contabile e Commercialista
Consultant UP Soluzioni di Sviluppo

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L’allenamento funzionale in riabilitazione sportiva di LAMA - Università di Pavia

Ogni giorno milioni di persone si allenano per aumentare la forza, la resistenza, la flessibilità, le abilità tecniche specifiche; moltissime di queste persone, senza saperlo, allenano le loro disfunzioni di movimento (1-2)! In pratica il gesto atletico di questi sportivi, agonisti o amatori, è strutturato intorno a problemi preesistenti o a compensi indotti dall’attività praticata e la mancata conoscenza di questo problema genera un circolo vizioso per cui più elevati sono i carichi di lavoro e maggiore è l’utilizzo dei pattern scorretti. Questi schemi errati alterano la “funzionalità del movimento”, inducendo una diminuzione della prestazione e un aumento dei rischi di infortunio (3–4). Abbiamo volutamente virgolettato “Funzionalità del movimento” perché è indubbio che in questi ultimi tempi l’attività funzionale, finalizzata al recupero o all’allenamento, sia diventata uno degli argomenti di maggiore interesse/discussione tra ricercatori, riabilitatori, tecnici, atleti e praticanti dell’universo fitness. E’ altrettanto indiscutibile che, per le sue caratteristiche di “globalità”, questo tipo di attività sia stata fatta oggetto di innumerevoli interpretazioni teoriche a cui hanno fatto seguito altrettante tecniche ed esercitazioni. Pur utilizzando una grande varietà di esercizi e applicativi alcune di queste teorie/tecniche, se analizzate sulla base delle evidenze scientifiche, risultano funzionali….a sé stesse! A seguito di una simile affermazione si rende necessario approfondire brevemente i concetti che stanno alla base del lavoro funzionale per utilizzarli nella pratica. Si conviene che la “Functional Theory” nasca, in ambito riabilitativo, da osservazioni e ricerche effettuate agli inizi degli anni ’90 negli Stati Uniti e in Australia (5). L’assunto è che l’attività funzionale si basa sull’integrazione di sinergie “dimenticate” dalla maggior parte degli uomini moderni ma fortemente impresse nella loro neuromatrix.
runningwoman matrixQueste sinergie sottendono all’esecuzione/gestione di “movimenti fondamentali” come: rotolarsi (rolling), accovacciarsi (squatting), tirare (polling), spingere (pushing), allungarsi in affondo (lunging) piegarsi (bending), girarsi (twisting), spostarsi (walking, running) (6). Tali movimenti si combinano tra loro per consentire l’esecuzione di tutte le funzioni corporee; ad esempio sollevare (lifting) o trasportare (carrying) oggetti, sono movimenti complessi, ottenuti dalla combinazione di più movimenti fondamentali, che coinvolgono un numero importante di articolazioni, avvengono su più piani e a diverse velocità angolari (5-6) . Eseguire efficacemente questi gesti consente di sviluppare una corretta vita di relazione e in tempi molto lontani, era addirittura alla base della sopravvivenza; si pensi alla caccia, alla raccolta del cibo e….. alla fuga. Questa considerazione potrebbe spiegare il motivo dell’attenzione riservatagli dalla corteccia cerebrale e la necessità di un’attivazione fisiologica e globale durante il gesto. Il movimento avviene grazie alla corretta contrazione dei muscoli che lavorano organizzati in catene cinetiche, meglio definirle fisiologiche(7), e alla stabilizzazione fondamentale del core (8-9). Risulta indispensabile sottolineare l’importanza dei timing attivatori e della qualità del movimento; la sequenza di attivazione dei muscoli e l’intensità della loro contrazione devono essere adeguate al compito da svolgere (1-2). Non ultima bisogna considerare la necessità di coordinare in maniera ottimale tutte queste afferenze per trasformarle in comandi finalizzati a gestire tutte le funzioni precedentemente descritte. Questo richiede una buona percezione corporea, proprio/enterocettività, abbinata a patterns efficaci ed efficienti (10).

Come abbiamo detto Allenamento funzionale non vuol dire solo allenare il corpo per costruire livelli di forza muscolare utilizzando i vari piani del movimento , è anche allenare il sistema nervoso a raggiungere una funzione ottimale portandolo ad una efficiente e corretta attivazione del sistema muscolo-scheletrico mentre si trova in azione.

Spesso in ambito riabilitativo il problema che viene riscontrato nel trattamento di alcune patologie in modo particolare con gli atleti non e’ relativo ad una mancanza di forza in alcuni gruppi muscolari ma ad una non corretta sequenza di attivazione (Timing of Activation), la naturale sequenza riabilitativa in ambito sportivo prevederebbe dopo la correzione di eventuali problemi di timing di arrivare a rendere il movimento automatico in modo Pre-programmato .

Questi movimenti pre-programmati, o riflessi, sono definiti programmi motori, la necessità di svolgere in modo molto rapido alcuni di questi programmi data la complessità e la quantità di attività che vengono svolte in tempi rapidissimi (Sequenza di contrazione, livelli di forza , velocità di contrazione) porta il nostro cervello a compiere queste azioni in modo automatico. Con la pratica gli schemi motori che possono far parte del bagaglio di un atleta possono aumentare e diventare sempre più complessi .

La domanda che dovremmo farci allora e’ come recuperare o migliorare questo patrimonio di schemi motori.
Una risposta che spesso viene data (di natura empirica): molti anni di pratica. Una risposta più scientifica e spesso più complessa è quella di migliorare questi schemi attraverso il sistema del controllo con il biofeedback.

Ogni Articolazione, muscolo, tendine e legamento del corpo umano contiene propriocettori. I propriocettori sono dei recettori sensori specializzati localizzati all’interno dei muscoli, articolazioni e tendini che monitorizzano la lunghezza e la tensione del complesso muscolotendineo. Queste strutture forniscono al sistema nervoso centrale informazioni cinestesiche e somestesiche, dando informazioni relative al posizionamento del tronco e degli arti nello spazio in situazioni statiche e dinamiche.

fotoAllenamento funzionale utilizza movimenti che simulano situazioni reali che si verificano nei gesti sportivi specifici per mantenere e migliorare l’esecuzione di programmi motori complessi. Quindi, piuttosto che lavorare sui singoli muscoli spingendoli ad agire indipendentemente l’uno dall’altro, in circostanze non-funzionali e realistiche come avviene con i metodi di allenamento tradizionali, allenamento funzionale allena anche il sistema nervoso rafforzando le corrette sequenze di attivazione muscolare, i tempi e l’ equilibrio.

Cosa dovremmo includere nei nostri programmi di riatletizzazione per renderli funzionali?

  • Sostituire esercizi a catena cinetica aperta con esercizi a catena cinetica chiusa , questo perché gli esercizi a catena cinetica chiusa hanno un carico propriocettivo maggiore, coinvolgendo più gruppi muscolari , articolazioni allo stesso tempo e tendono ad essere più similari ai movimenti utilizzati durante le situazioni reali o sportive
  • Aggiungere esercizi per il core, anche con l’utilizzo della physioball , Bosu,Trx queenaxe altri applicativi che forniscono una superficie instabile o di equilibrio alterato. L’uso di questo tipo di attrezzi stimola il sistema nervoso ad attivare meglio i muscoli stabilizzatori (per esempio i multifidi nella parte lombare della colonna vertebrale) durante l’esecuzione di azioni che coinvolgono i muscoli degli arti inferiori.
  • Trovare una sequenza logica nella somministrazione degli esercizi , creando un continuum a partire da attività meno funzionali ( più facili )a quelle più funzionali e specifiche (più difficili) (12 ).

Una prima organizzazione delle attività funzionali dovrebbe comprendere: esercizi per la parte inferiore del corpo , esercizi per la parte superiore, esercizi per il rafforzamento del core ,(Boyle) privilegiando esercizi multiarticolari come squat , affondi e power clean modificato . Un ulteriore step potrebbe essere quello di passare in progressione da azioni bipodaliche a monopodaliche inserendo movimenti rotatori e superfici instabilipanca vicore. Questo in alcuni casi può rappresentare un livello di controllo motorio che una volta raggiunto (pensiamo ad uno squat unilaterale su superficie instabile) può dare a livello valutativo un’indicazione importante sul recupero del soggetto e può essere mantenuto ed integrato nelle programmazioni di allenamento futuro come solida base per la prevenzione degli infortuni .

Spesso e volentieri si parla di allenamento funzionale a sproposito come soluzione per tutti i problemi , dimenticandosi che questa metodica non può sottrarsi ai principi fondamentali che regolano la scienza dell’ allenamento e che quindi deve essere somministrata secondo un modello di organizzazione ben preciso e non casuale. E’ necessario valutare l’intensità e scegliere gli esercizi   in modo corretto per massimizzare i risultati sia in ambito preventivo che riabilitativo, rammentando che la difficoltà delle esercitazioni che proponiamo non deve mai andare a mettere a rischio la salute del nostro atleta-cliente. Vanno quindi evitate esercitazioni estreme, più vicine alle pratiche circensi che ai modelli di prestazione con i quali lavoriamo.

Quindi Allenamento Funzionale sì ……..ma con il cervello!


BIBLIOGRAFIA

  1. Sahrmann S.A. Diagnosis and treatment of movement impairment syndromes. Mosby Elsevier, 2002
  2. Comerford M.J., Mottram S.L. Movement and stability dysfunction – contemporary developments. Manual Therapy 6: 15-26, 2001.
  3. Mcgill SM, Grenier S, Kavcic N and Cholewicki J. Coordination of muscle activity to assure stability of the lumbar spine. J Electromyography and Kinesiology. 13: 353 – 359. 2003
  4. Liebenson C. Spinal Stabilization – an update. Journal of Bodywork and Movement Therapies.   2004.
  5. Andorlini A. Introduzione all’allenamento funzionale. Scienza e Sport N°10 2011
  6. Boyle M. Functional Training for Sports. Champaign, IL: Human Kinetics; 2003.
  7. Busquet L. Le catene muscolari. Editore Marrapese Roma, 1993
  8. Cook G. Athletic Body in Balance. Champaign, IL: Human Kinetics; 2003.
  9. Juluru J, Mcgill S. Intra-abdominal Pressure Mechanism for Stabilizing the Lumbar Spine. Journal of Biomechanics 32 (1999) 13-17.
  10. Schilder P. Immagine di sé e schema corporeo. 1973
  11. Spina A. Functional Training in the sports
  12. Micheal Boyle  Advances in Functional Training   24-25

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Una cartolina natalizia internazionale che … parla Italiano!

La cover art della cartolina natalizia utilizzata quest’anno dalla Johnson Health Tech è stata realizzata da Elisa Di Eugenio (10 anni) in seguito ad un concorso internazionale indetto dall’azienda.

Natale2014La JHT Ltd ha infatti chiesto ai figli dei propri dipendenti in tutto il mondo di realizzare un disegno con il tema “A HEALTHY HOLIDAY”.
Con immensa soffisfazione l’italiana Elisa ha vinto e ha donato i 400 euro di premio alla sua scuola ISC NORD di San Benedetto del Tronto (AP) per l’implementazione del laboratorio di scienze.

Un grazie ad Elisa per aver fatto onore alla filiale italiana!

 

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Auguri … HEALTHY HOLIDAYS

Social(s): la fonte più preziosa per connetterti! di Dott. Andrea Botteon

Tutti “vanno sui social”, postano, taggano, likano, si fanno selfie.
Adulti, anziani, giovani, bimbi ognuno con la sua finestra nel mondo da cui urlare: “ehi, ci sono anch’io”.
Nel settore di cui mi occupo per professione, la salute e in quello che invece sta tra la passione e un’occupazione anche lavorativa, il fitness, i social sono diventati un “must”.
StampaLe “macchine su cui si fa cardio” hanno una connessione diretta a You Tube, Google, Facebook, Twitter: a uno non vecchio ma comunque nemmeno poi giovanissimo come me, “fa strano”, perché in palestra si allenano i muscoli e non si deve distrarli con attività intellettive…è fisiologia dopotutto! Ma quando mi guardo intorno vedo che sono l’unico senza il telefonetto in mano e gli auricolari nelle orecchie.
Oggi è così: i social rappresentano la fonte più preziosa di connessioni. E se non sei connesso non puoi lavorare, non puoi far sapere ai tuoi potenziali clienti cosa vendi, a quale evento stai lavorando, com’è fatto il tuo mondo o quali sono le tue idee in merito ad un argomento.
ragazzacon i-phoneE nel campo della salute è la stessa cosa: ci sono gruppi di questo e quello che attirano come api sul miele esperti, meno esperti e curiosi. E si parla e si scrive di tutto. Ognuno dice quello che in altre “location” non avrebbe il coraggio di far superare la barriera delle labbra.
È un fenomeno che notiamo tutti, tanto quanto la sua accelerazione: una paziente mi ha chiesto se una delle mie conferenze la “davo anche in streaming”.
“Meraviglioso”, ho pensato. Mi ha scambiato per uno importante, uno “che ne sa”: no signora, se vuole deve iscriversi e venire di persona.
Non voglio fare il “retrò”, non mi pare proprio il caso. Ma nemmeno ricevere inviti via Facebook tipo: “ciao, anch’io come te mi occupo di salute. Scrivimi o chiamami al……che ti spiego cosa faccio”…alle 23.53 di domenica sera!!!
Quello che vorrei suggerire è che ci sono delle “cose” che non esisteranno mai nei social.
Parlando del mio lavoro: non si può fare una consulenza via Messenger, non si deve. Non si può parlare della salute di un bambino senza averlo visto, toccato, ascoltato, preso in braccio.
Eppure è questo a cui assisto: soluzioni impacchettate da altre persone, scaricate da Internet attraverso i social, rappresentano la fonte alla quale oggi sempre più spesso un paziente opta, per attingere e soddisfare inizialmente un suo bisogno di salute.
Va bene. Ci mancherebbe. A volte è utilissimo e ci aiuta a prendere una scorciatoia.
La maggior parte delle volte, però, ci porta pretenziosi e poco collaboranti, di fronte ad un professionista che si trova diagnosi e prognosi già proposte proprio da colui che dovrebbe riceverle.
I social ci allontano nel momento in cui siamo davvero uno di fronte all’altro.

Dott Andrea Botteon
Osteopata D.O. MRO I
Perfezionato in Medicina Tradizionale Cinese ed Osteopatia pediatrica

Customer Oriented – Il cliente questo sconosciuto! di Dott.ssa Antonella Rolli

Il cliente questo sconosciuto!
Pensiamo di conoscerlo, lo coccoliamo, lo circuiamo a volte lo amiamo, a volte lo odiamo.
Cerchiamo di soddisfare le sue esigenze, spesso anticipandole più di rado seguendole, ma il cliente continua a sfuggirci.
Libri e libri sono stati scritti sui suoi bisogni e i suoi desideri, dimenticando a volte che l’eccellenza nasce dalla semplicità, da elementi basilari e dall’accessibilità dei servizi.

clienti su attrezziIl cliente ci richiede innanzitutto di migliorare la nostra coerenza; dobbiamo fare ciò che promettiamo, senza strafare senza aspirare all’impossibile e soprattutto adeguandoci alle sue aspettative. Se siamo coerenti, il cliente lo percepisce.
Essere coerenti significa avere un’identità aziendale e cercare la coerenza di tutti gli elementi che compongono la nostra offerta; così la percezione di servizio, di qualità e di prezzo saranno sinergici come un mix indivisibile.

Prezzi troppo alti in strutture mediocri o prezzi bassi in Centri molto curati, sono errori da evitare sempre, perché confondono il cliente e riducono la redditività.
Ogni volta che ci allontaniamo dalla direttrice, che unisce servizio, qualità e prezzo sprechiamo risorse o rinunciamo a possibilità aggiuntive.
La coerenza deve essere ricercata anche nelle azioni commerciali. I nostri venditori sono in grado di essere coerenti con i desideri dei nostri clienti? Riescono a fare un’analisi approfondita delle aspirazioni del cliente e gli propongono prodotti coerenti alle loro richieste e al valore aggiunto che il cliente cerca da noi?

Nelle nostre esperienze presso i Centri fitness quante volte abbiamo sentito venditori dilungarsi in spiegazioni chilometriche fra massa grassa e massa magra ad anziane signore interessate solo ad alleviare il mal di schiena. Quanti altri esempi di scollatura tra aspirazioni del cliente e servizio venduto si realizzano quando il nostro reparto commerciale è più concentrato sull’offerta che sulla domanda, quando cioè vengono proposti i servizi in cui noi crediamo al posto dei servizi che i clienti ci richiedono.

E i nostri tecnici sanno essere coerenti?
I programmi di allenamento sono adeguati agli obiettivi del cliente?
I nostri trainer sanno parlare e confrontarsi con il cliente?
I trainer devono imparare a dedicare tempo e attenzione alle persone, essere disponibili a fornire informazioni rendere cioè la fruizione dell’attività fisica facile, immediata, accessibile, divertente.

MX14_LIFESTYLE_male-and-male_converse_treadmill_toronto_smPer entrare in relazione con il cliente è necessario incrementare la capacità di comunicazione del tecnico, sia esso di sala attrezzi, corsi o acqua, il cliente frequenta la palestra o la piscina per tanti motivi differenti e non solo o non necessariamente per fare una specifica attività.

Se il mio cliente desidera solo socializzare ed è questo il suo obiettivo primario che lo spinge a frequentare la palestra, tocca al trainer presentarlo ad altri clienti o inserirlo nelle mini classi in modo che si formi un gruppo, o ancora creare un team di cycling o di running finalizzato a un programma o a una gara, in due parole creare relazioni e community.

Solo un orientamento coerente con le aspettative del cliente genera fidelizzazione.
Programmi troppo impegnativi o troppo distanti da ciò che il cliente cerca, riducono la motivazione all’attività fisica e allontanano dai nostri Club.
Solo un 10% dei clienti che non rinnova si iscrive in un altro club.
Siamo responsabili della motivazione all’attività fisica.
La coerenza può essere raggiunta solo se abbiamo le idee chiare su ciò che vogliamo essere e quello che vogliamo raggiungere e orientiamo le nostre decisioni e le azioni del nostro staff e dei diversi reparti della nostra azienda in un’unica direzione.

Dott.ssa Antonella Rolli
Partner UP Soluzioni di Sviluppo

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